lunedì 23 novembre 2015

Call for Papers: “Diritto pubblico, scienze politiche, Islam. Raccolta di saggi, volume II”



Il Dipartimento di Studi giuridici, politici ed economici del Centro Studi Internazionale Dimore della Sapienza bandisce un concorso per selezionare dei saggi e articoli scientifici originali, finalizzati ad una pubblicazione cartacea (libro con codice ISBN, quindi i contributi saranno utilizzabili come titoli anche per eventuali concorsi accademici): “Diritto pubblico, scienze politiche, Islam. Raccolta di saggi, volume II”

I saggi dovranno essere pertinenti, ovvero riguardare i temi del diritto, delle scienze politiche e delle scienze sociali, nonché delle scienze economiche, in relazione alla religione musulmana, alla comunità islamica residente nei paesi non musulmani, ai paesi islamici e alle relazioni internazionali del mondo islamico; verranno in ogni caso prese in considerazione anche istanze concernenti il tema del fattore religioso in generale, fuori dal problema islamico.

I saggi dovranno contenere in modo obbligatorio delle note e un sunto, insieme a una breve nota biografica dell’autore.

I saggi saranno sottoposti a referaggio anonimo da parte di esperti ed accademici.

I contributi dovranno pervenire alle caselle di posta elettronica indicate a fine pagina, di pertinenza della Direzione, la quale informerà i pretendenti dell’esito positivo o negativo delle valutazioni.

I contributi dovranno pervenire entro e non oltre il 31 maggio 2016.

Gli esiti delle valutazioni saranno espressi entro il 31 luglio 2016.  

(Attenzione: Il primo volume di tale collana è stato già compilato ed è in fase di pubblicazione)

L’editore sarà Irfan Edizioni. La pubblicazione avverrà, salvo imprevisti, a cura del Dipartimento e del Direttore, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017.

Per ogni informazione contattare il Curatore del volume, ovvero di Direttore del Dipartimento, dott. Ali Reza Jalali: alirezajalali1@yahoo.it oppure alireza.jalali@univr.it.

mercoledì 28 ottobre 2015

L'accordo nucleare con l'Iran: i problemi persistono

Di seguito la traduzione adattata - a cura di Ali Reza Jalali - dell'articolo "The Iran Deal: Persisting Problems" di Michael Rubin (AEI, centro di ricerca americano neocon, 27 ottobre 2015) (https://www.aei.org/publication/the-iran-deal-persisting-problems/). Dall'articolo emerge una enorme preoccupazione per gli eventuali effetti benefici dell'Accordo di Vienna per l'Iran. In ogni caso bisogna ribadire che, le eventuali preoccupazioni del saggista, potrebbero essere giustificate in una certa misura, se e solo se ci sarà effettivamente la rimozione delle sanzioni anti-iraniane, cosa che al momento non si è ancora concretizzata.  


Recentemente l'Iran, di comune accordo col 5+1 (USA, Regno Unito, Francia, Cina, Russia e Germania), ha formalmente adottato il nuovo accordo sul nucleare concluso questa estate a Vienna. Nei prossimi giorni, secondo i termini dell'accordo, la Repubblica islamica ha l'obbligo di avviare l'attuazione di una serie di obblighi, concernenti tra l'altro il ridimensionamento drastico del suo programma atomico.

Ci sono buone ragioni per credere che possa farlo nel breve termine, perché la portata del rilievo delle sanzioni contenute nell'Accordo di Vienna è enorme - equivalente a un quarto del totale dell'economia iraniana. In quanto tale, il rispetto dei termini della transazione è una cosa positiva per gli ayatollah iraniani, almeno per il momento.

Tuttavia, ciò non significa un segnale finale e positivo al problema Iran per l'America. Al contrario, l'entrata in vigore dell'Accordo di Vienna inaugura una nuova - e ancora più impegnativa - fase della politica americana in Medio Oriente.

L'accordo nucleare ha iniziato a potenziare una serie di atteggiamenti aggressivi iraniani. Nelle ultime settimane, la Repubblica islamica ha avviato importanti nuovi colloqui in materia di appalti con fornitori di armi come la Russia e la Cina, ha condotto una prova di missili balistici in violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e ha notevolmente ampliato la propria presenza militare in Siria. Questo avventurismo, inoltre, è pronto a diventare più pronunciato nelle settimane e nei mesi a venire, in quanto i benefici economici del patto nucleare cominceranno a vedersi in modo lampante.

Considerato quanto sopra, i politici americani devono cominciare a pensare sugli effetti negativi per gli USA dell'Accordo di Vienna. Bisogna studiare delle contromisure; queste rientrano in quattro grandi categorie.

Reciprocità. I particolari dell'accordo confermano che l'obiettivo iniziale della diplomazia occidentale con l'Iran - ovvero il ridimensionamento delle infrastrutture nucleari della Repubblica islamica - non è stato raggiunto. Al contrario, i termini dell'accordo effettivamente aiutano l'Iran a sviluppare un programma nucleare più forte nel corso del tempo. Gli Stati Uniti hanno bisogno quindi di sviluppare e implementare tecnologie avanzate per monitorare con precisione le attività nucleari dell'Iran, affinché siano in linea coi parametri dell'Accordo di Vienna - così come gli americani dovranno delineare pubblicamente una serie di punizioni per ledere le trasgressioni della Repubblica islamica.

Guerra economica. In Iran oggi, l'esercito clericale, ovvero quello delle Guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC), è la seconda forza istituzionale del paese dopo la Guida Suprema. E' a dir poco una potenza economica, infatti tale esercito detiene il controllo di un terzo di tutta l'economia iraniana. Di conseguenza, l'IRGC sarà inevitabilmente tra i maggiori beneficiari dell'annullamento delle sanzioni e la sua potenziale minaccia si espanderà di conseguenza. La limitazione della capacità distruttiva dell'IRGC richiede una limitazione del suo accesso all'economia internazionale - formalmente designando l'intera IRGC come una entità terrorista, e poi completando la mappatura e l'individuazione delle sue entità costitutive, degli interessi economici vitali e colpendo le transazioni internazionali della Guardia rivoluzionaria coi partner stranieri. 

Difesa. L'amministrazione Obama ha articolato il suo impegno per dissuadere l'Iran riguardo al perseguimento delle armi nucleari, e ha detto che avrebbe usato la forza militare per fare ciò, se necessario. Eppure l'amministrazione finora non ha compiuto passi concreti per convincere il regime iraniano a fermarsi. Ciò richiederebbe una deterrenza inequivocabile facendo leva sulla forza militare americana, affinché gli iraniani sentano sempre sopra le loro teste la spada di Damocle degli USA. Ciò vorrebbe anche dire la prontezza in caso di violazioni iraniani ad un'azione militare diretta americana contro obiettivi iraniani, o almeno il potenziamento degli alleati regionali degli USA minacciati dall'espansionismo iraniano. 

La democrazia iraniana. Già classificato tra i regimi più repressivi del mondo, l'Iran nel corso degli ultimi anni, si è impegnato in un giro di vite sui diritti umani, la libertà di espressione e di scelta politica. Questa traiettoria dovrebbe essere di notevole interesse per i politici americani, perché la popolazione iraniana, circa 82 milioni, è prevalentemente giovane, istruita, e occidentalofila. Questo "altro" Iran ha in sé la promessa di un rapporto più duraturo e armonioso con l'Occidente. Ma l'Accordo di Vienna mette in pericolo il potenziale democratico dell'Iran, in quanto rafforza il regime iraniano a spese della sua popolazione in cattività. In risposta, il Congresso deve agire in modo più risoluto che mai, sia attraverso dichiarazioni pubbliche, sia attraverso la legislazione concreta, mettendo i riflettori sulle perpetue violazioni dei diritti umani in Iran, con l'obiettivo di colpire dal punto di vista legale il regime in caso di ulteriori violazioni dei diritti umani e della democrazia. 

Tutti questi passaggi sono necessari perché, mentre un accordo nucleare è ormai stato raggiunto, la sfida strategica più ampia che l'Iran rappresenta per gli interessi USA e per gli alleati americani della regione persiste. Un'azione risoluta è necessaria per evitare imbrogli iraniani mentre l'accordo è in vigore. 

Attualmente, negli Stati Uniti mancano sia la capacità, sia la credibilità per rispondere alle potenziali conseguenze dell'accordo nucleare. Alterare questo stato di cose deve diventare una priorità per i legislatori degli Stati Uniti nei mesi e anni a venire.

martedì 27 ottobre 2015

Due nuovi lavori a cura del Direttore del Dipartimento di Studi giuridici, politici ed economici del Centro Studi Internazionale Dimore della Sapienza

Si segnalano due nuovi lavori a cura del Direttore del Dipartimento di Studi giuridici, politici ed economici del Centro Studi Internazionale Dimore della Sapienza, entrambi all'interno del nuovo numero di "Eurasia. Rivista di studi geopolitici":
 
XXXIX (3 - 2015) ::::  
 
 
- Ali Reza Jalali, La guerra all’ISIS senza l’ONU

- Ali Reza Jalali, L’immigrazione afghana in Iran
 
 

domenica 13 settembre 2015

Conferenza a Brescia sull'Islam europeo a cura del C. S. I. "Dimore della Sapienza"

Conferenza a Brescia: “Identità europea e questione islamica”

 
 

 

Può esistere una identità europea autoctona, orgogliosa delle proprie radici e delle proprie tradizioni, in simbiosi con l’Islam? L’identità europea, per come si è forgiata lungo la storia, è compatibile con la religione musulmana? Esiste un Islam europeo indigeno o l’unica forma di Islam possibile è quella che va di pari passo con l’immigrazione? Quale rapporto esiste tra religione musulmana e fenomeni migratori? E’ giusto identificare l’Islam con gli immigrati musulmani o esiste un Islam europeo autoctono fiero di essere tale che si batte contro l’immigrazione di massa?

Queste sono alcune delle domande alle quali cercheremo di dare una risposta, il 10 ottobre 2015 (ore 15:30) a Brescia (via Pasquali 5), grazie ad una conferenza (“Identità europea e questione islamica”) organizzata dal Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza” in collaborazione con “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”.

L’evento sarà introdotto dal Presidente del C. S. I. “Dimore della Sapienza”, dott. Ali Reza Jalali, e vedrà come relatori il Direttore della rivista “Eurasia” – prof. Claudio Mutti – e il Direttore del Dipartimento di Studi storici del C. S. I. “Dimore della Sapienza” – dott. Paolo Rada – nonché la partecipazione alla discussione del prof. Enrico Galoppini, già docente di Storia dei Paesi islamici all’Università di Torino.

L’ingresso è libero e i presenti potranno, al termine delle relazioni, fare delle domande inerenti gli argomenti della conferenza ai relatori. 
 
 L'intervento di Claudio Mutti affronterà la storia della presenza islamica in Europa, partendo dal Medio Evo in poi. L'intervento di Paolo Rada si concentrerà maggiormente sui problemi dell'Islam europeo contemporaneo. Enrico Galoppini farà una relazione critica, partendo dagli interventi di Mutti e Rada.
 
Per ogni info:
 
 

lunedì 24 agosto 2015

Ali Reza Jalali all'IRIB: rapporti Turchia- Russia in crisi


 

Ali Reza Jalali all'IRIB: rapporti Turchia- Russia in crisi                 
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TEHERAN (IRIB)- Ali Reza Jalali, presidente del Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”,  saggista e analista delle questioni politiche internazionali è stato intervistato dalla nostra Redazione sulla politica interna ed internazionale turca e i suoi conflitti interni ed esteri.
Per ascoltare la versione integrale della sua intervista potete cliccare qui sotto:
 
 

venerdì 14 agosto 2015

Centro Studi sul Federalismo segnala un articolo del Presidente del Centro Studi Internazionale "Dimore della Sapienza"

Il Centro Studi sul Federalismo (http://www.federalism-bulletin.eu/User/) segnala un articolo di Ali Reza Jalali, sul federalismo iracheno apparso sulle pagine della rivista di geopolitica "Eurasia" (1-2015) dal titolo "L'incerto federalismo iracheno".
 
 
 
 
 
Ali Reza Jalali
L’incerto federalismo iracheno
in Eurasia Rivista di studi geopolitici , XXXVII (1-2015), “L’Eurasia aggredita su più fronti” , 2015
 
SEZIONE: Processes of federalization and decentralization
 
 
N.B. Il Centro Studi sul Federalismo è stato istituito il 28 novembre 2000, dalla Compagnia di San Paolo e dalle Università degli Studi di Torino, di Pavia e di Milano. Il CSF è una fondazione con sede al Collegio Carlo Alberto a Moncalieri (Torino)

lunedì 3 agosto 2015

Il Fattore “R”. Conflitti religiosi, Religioni civili, Scenari geopolitici

Il Fattore “R”. Conflitti religiosi, Religioni civili, Scenari geopolitici


Ieri è iniziata la ventesima edizione dell’Università d’Estate di San Marino con un ricco programma di docenti internazionali, ha aperto i lavori il Segretario di Stato per gli Affari Esteri della Repubblica di San Marino, l’On. Pasquale Valentini con un intenso discorso declinato come di consueto da un’analisi, prima che politica, di valori. La necessità di San Marino - ha sottolineato Pasquale Valentini - in un momento così delicato, in cui si sta avvicinando all’Unione Europea, è di riflettere seriamente su cosa sia l’Europa, con momenti di approfondimento come l’Università d’Estate che potrebbero divenire più frequenti durante l’arco dell’anno, in modo da instaurare un momento di confronto permanente. Sono seguiti i saluti di Sua Eccellenza Mons.Turazzi. I lavori sono entrati nel vivo con una lezione magistrale del prof. Mislav Jezic, docente di storia delle religioni dell’Università di Zagabria e del giovanissimo dr. Federico Petroni, responsabile del Limes club di Bologna. 
Particolarmente interessante il confronto oggi tra Franco Cardini, storico e Presidente della Fondazione Paneuropea Sammarinese e Ali Reza Jalali, Università di Verona e Centro Studi Internazionale Dimore della Sapienza, sull’accordo di Vienna appena sottoscritto dall’Iran sul tema dell’utilizzo dell’energia nucleare. Ali Reza Jalali ha illustrato in una sintesi particolarmente acuta come l’Iran non abbia nessun tipo di vantaggio strategico ad utilizzare per fini di aggressione a paesi terzi la bomba atomica, altresì ha indicato quali profili tecnici potrebbero essere causa di una mancata ratifica dell'accordo. Anche lo storico Franco Cardini, dopo una interessantissima descrizione storica del mondo islamico ha convenuto sulle stesse conclusioni: L'Iran non essendo una grande potenza ed essendo stato colpito per molti anni da sanzioni internazionali che hanno minato profondamente l'economia del paese non ha interesse alcuno ad utilizzare il nucleare per fini bellici.

Comunicato stampa


Dal sito della tv pubblica della Rep. di San Marino 

http://www.smtvsanmarino.sm/comunicati/2015/07/25/identita-memoria-fattore-r-conflitti-religiosi-religioni-civili-scenari-geopolitici